Wahrol: pop society

Lo sconsatrore del concetto di arte come unicità  conquista il cuore storico di Genova: Warhol, pop society. L’appartamento del Doge di Palazzo Ducale è stata arredata da panelli con colori sgargianti per ospitare le sue “opere”. Il visitatore è portato alla scoperta della pop art made in Andy Warhol attraverso le sale divise per aree tematiche e anche grazie al video del curatore della mostra Luca Beatrice.

 

 

Andy Warhol, al secolo Andrew Warhola Jr. originario della provincia americana, Pittsburgh nato da genitori emigranti dalla Slovacchia del nord, si trasferisce nella grande mela, New York per diventare l’espressione artistica del XX° secolo. Warhol inizia la sua carriera lavorando per Vogue e Glamour. Prosegue la sua carriera diventando vetrinista dei grandi magazzini newyorkesi fino a diventare l’artista per eccellenza della pop art.

La sua produzione figurativa è caratterizzata da seriografie, la produzione in serie dello stesso soggetto. L’arte non è unicità, diventa riproduzione: serie di ritratti di Mao Zedong e Liz Taylor. I suoi lavori sono composti da materiali e da oggetti di tutti i giorni: la camouflage, barattoli di latta, i ritratti tratti dalle foto Polaroid. Warhol rivisita anche le opere dell’arte classica “L’ultima cena” e dedica una serie di lavori al Bel Paese, il ritratto: di Giorgio Armani, dell’avvocato Giovanni Agnelli.  Quello che accomuna la sua produzione dei disegni sono i colori sgargianti.

L’arte di Warhol comprende anche la celluloide, la produzione di film sperimentali, non presenti nella mostra. La sua passione per la pellicola è testimoniata dalla presenza di video che mostrano scorci della sua vita d’artista.

La sua vita artistica si identifica con la sua persona, perché Warhol è l’oggetto artistico della sua stessa arte.

 

 

Andy Warhol rappresenta il fervore produttivo del secondo dopo guerra, l’arte è oggetto di consumo e serve per produrre denaro. Egli dice di essere un’artista economico, perché crea per denaro. Andy Warhol è l’arte del XX° secolo, dove tutto può diventare oggetto d’arte.

 

 

 

 

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